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sabato, 10 gennaio 2009

La mela e il serpente


Ancora un breve dettaglio a proposito dell’albero della conoscenza del bene e del male di cui parlavamo nel post precedente.

 



La mela


Che si sia trattato di un albero di mele la Bibbia non dice assolutamente nulla. La tradizione ci ha però tramandato l’immagine simbolica di questo frutto (basta osservare le tantissime rappresentazioni artistiche che ritraggono Adamo ed Eva sotto l’albero di un melo) per i seguenti motivi: nella lingua latina il termine melo si traduce con «malus» e la parola male si traduce con «malum». Per descrivere, così, il dramma del peccato e la relativa scelta del «malum» da parte dell’uomo la tradizione iconografica riportò nelle sue rappresentazioni artistiche l’assonanza linguistica con la parola «malus» (melo)!

 

Il serpente

 

All’interno della cultura cananea il simbolo del serpente esprimeva una componente fallica legata spesso al culto della fecondità. Gli ebrei conoscevano bene i particolari simbolici di tali ritualità poiché nel tempo avevano subito l’influenza della religiosità cananea. La donna (Eva), che nel racconto biblico raccoglie la tentazione del serpente, è un esplicito richiamo al ruolo della sacerdotessa cananea nel culto pagano della fertilità.

G. Ravasi afferma: “Serpente e donna erano i due elementi che il fedele ebreo incontrava quando riusciva  a sottrarsi alle maglie della censura ufficiale del culto d’Israele  ad andare nei santuari cananei. La donna e il serpente lo tentavano ad incontrare un dio facile, il dio che è ridotto appunto a un meccanismo della natura, a un dinamismo della biologia”.

 

Al di là di ogni specifica interpretazione iconografica o culturale il nostro interesse evidentemente è un altro. Nel momento in cui l’uomo raccoglie il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male diventa arbitro di se stesso; egli preferisce raccogliere personalmente il frutto del bene e del male (il suo bene e il suo male) piuttosto che riceverlo dalle mani di Dio. L’orgoglio, cioè, di poter diventare come Dio facendo a meno di Dio stesso (ce lo ha ricordato spesso Papa Ratzinegr “come se Dio non esistesse”), capaci di conoscere il bene e il male.

 

«Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male». Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò» (Gen 3, 4-7).

 

Da questo momento inizia il travaglio dell’uomo e in qualche modo inizia anche il travaglio di Dio che si preoccuperà di restituire all’uomo l’eternità perduta e il vero bene, scartato in origine (ma anche oggi!) dall’uomo con un gesto di assoluta libertà.

 

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Postato da: cogitor a 17:19 | link | commenti (4) |
bibbia, adamo ed eva


Commenti
#1    10 Gennaio 2009 - 22:52
 
michelangelo grazie
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#2    11 Gennaio 2009 - 16:50
 
Ciao Fabio, grazie a te. Buon inizio di settimana.
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#3    02 Luglio 2009 - 15:29
 
In alcune rappresentazioni paleocristiane (Francia e L'Aquila) è rappresentato come un fungo del genere psilocybe semilanceata. Essendo detto fungo dotato di proprietà psichdeliche questo darebbe una chiara interpretazione al brano biblico (si veda peraltro quanto emerso nel "Good Friday Experiment" effettuato dagli studenti della facoltà di teologia di Harvard).

Anna
utente anonimo

#4    02 Luglio 2009 - 19:16
 
Probabilmente in questa tipologia di rappresentazione c'è dentro tutta una serie di significati relativi alle culture religiose di ogni genere. In alcuni paesi infatti il fungo è simblo di longevità (nei miti lo mangiavano gli immortali); alcuni testi considerano il fungo un filtro d'amore; in altre rappresentazioni la cappella del fungo rappresenterebbe il cielo primordiale ecc. ecc.

Grazie Anna per il tuo commento e la tua visita. Buon fine settimana.
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