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Rialzati!
“Non lasciarti scoraggiare dai fallimenti. Se hai cercato di fare la volontà di Dio, ogni fallimento può essere un successo ai suoi occhi, perché questo è il modo che Dio ha scelto. Guarda all’esempio di Gesù sulla Croce” (F.X. Nguyen Van Thuan).
Ancora una volta mi lascio catturare dalle parole del vietnamita F.X. Nguyen Van Thuan, il vescovo della speranza costretto alla prigionia per tredici lunghissimi anni.
I fallimenti – quelli che talvolta feriscono la speranza del nostro cuore – non devono scoraggiarci. Bisogna sapersi rialzare presto e ricominciare a percorrere il cammino della fede. La fragilità è una costante nella nostra vita, non possiamo pretendere di far tutto da soli; l’esito buono di ogni nostra attività non dipende da ciò che siamo capaci di fare. C’è la Grazia di Dio che va invocata ogni giorno, perché accompagni e sostenga il sì della fede che abbiamo consegnato a Cristo.
Se hai cercato di fare la volontà di Dio, ogni fallimento può essere un successo ai suoi occhi. Gesù esplicitamente dichiara: «Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla» (Gv 15, 5).
E’ ancora Nguyen Van Thuan a ricordarci: “Ogni mattina, al risveglio, inizi una nuova vita, fresca e dinamica e piena di ottimismo. Se la strada diventa difficile, continua ad andare avanti con il Signore come i discepoli sulla strada di Emmaus, e arriverai alla meta”.
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L'udito del cuore
“Una volta, quando la nostra vita era più semplice, si udiva la voce delle campane. Oggi non è che le campane non suonino, siamo noi che non le udiamo più. E non è questione di orecchie, bensì di cuore. Ecco, vorrei che tutti recuperassimo l’udito del cuore” (Ermanno Olmi, regista).
C’è da dire, inoltre, che oggi, paradossalmente, si è disposti ad ascoltare tante “altre campane”, magari stonate e spesso contraddittorie. Rintocchi rumorosi e disarmonici che appiattiscono la vita e che allontanano il cuore umano da quell’unica melodia che meriterebbe invece di essere ascoltata.
Tutti noi cerchiamo qualcosa o qualcuno che sia in grado di renderci felici… guai, però, a parlare di Dio!!!
“Dio è un lusso che non posso permettermi” recita una delle battute di Woody Allen, tanto per citare uno dei pregiudizi della nostra epoca. Molti uomini di scienza poi amano ricordare quel Nobel inglese che alla domanda se credesse in Dio rispose indispettito: “Of course not, I am a scientist!” (Certamente no, sono un uomo di scienza!).
Molto più semplice e ragionevole è il dialogo tra la zia credente e il nipotino, figlio di un non credente, proposto dal regista polacco K. Kieslowski nel film “Decalogo 1”:
“«Zia, tu ci credi che Dio esiste?
- Sì
- Chi è?».
La zia lo attira a sé e lo abbraccia: «Dimmi, cosa senti adesso?»
- Ti voglio bene.
- Esatto. E lui è questo”.
Il Vangelo saggiamente ricorda: «Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli» (Lc 10, 21).
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“L’uomo, che va fino in fondo al suo cuore e si scopre inabitato da Dio, non resta comodo in poltrona. S. Teresa dice che un uomo così ha la stessa sorte di Gesù: viene dato via, segnato con il sigillo della croce e viene “venduto al mondo” e nascono opere, opere, opere” (P. Antonio Maria Sicari). Venduto al mondo, anzi venduto come schiavo di tutto il mondo! Ecco l’onore del cristiano. Ecco la sua vera identità. Schiavo di tutto il mondo, com’è stato per la vita stessa di Cristo; al servizio di tutto il mondo. Tu sei Cristiano, appartieni cioè a Cristo e “Cristo – diceva S. Paolo – è di Dio”. La poltrona dunque non si addice al cristiano; non lasciamoci determinare dalla pigrizia o dalla paura di intraprendere nuove strade. S. Teresa d’Avila affermava: “Fissate i vostri sguardi sul crocifisso, e vi diverrà facile ogni cosa. Se il Signore ci ha dimostrato il suo amore con opere così grandi e con così orribili tormenti, perché volerlo contentare soltanto di parole? Sapete voi che cosa vuol dire esser veramente spirituali? Vuol dire esser gli schiavi di Dio, tali che, segnati con il suo ferro, quello della croce, Egli li possa vendere come schiavi di tutto il mondo, com’è stato per Lui” (S. Teresa d’Avila).
Altro che poltrona!
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“Quel senso di noia, di apatia, che ci avvolge; quell’apparente voglia di successo a tutti i costi; quel far finta che il denaro sia tutto; quel nasconderci dietro la massa e la famiglia… mascherano solo la nostra paura di crescere, di pensare a cose grandi e belle, di lasciarci coinvolgere…” (dal tema di un ragazzo del liceo). Sfogliando un libro scolastico incontro questa breve ed intensa riflessione che credo descriva bene lo stato d’animo di molti giovani. Il cuore dei nostri ragazzi (o perlomeno per la maggior parte di essi) non vuole piegarsi alle allegorie del mondo, alle sue stravaganti proposte e alle innumerevoli trasgressioni mondane. Qualcuno è ancora capace di interrogarsi sul senso da dare alla propria esistenza. Pensare a cose grandi e belle, lasciarsi coinvolgere… perché questo desiderio diventi certezza. I giovani non vanno lasciati soli, essi hanno bisogno di veri maestri, di educatori capaci di appassionare e disposti a rimettere in gioco quell’inesauribile desiderio di felicità e di concretezza che abita nel cuore umano… piccoli e grandi, giovani e adulti, così da superare le barriere di molte nostre incongruenze e restituire la speranza di un mondo migliore. “L’educazione è cosa di cuore, e Dio solo ne è padrone e noi non potremo riuscire a cosa alcuna se Dio non ce ne insegna l’arte e ce ne dà in mano le chiavi” (Don Bosco). Iscriviti gratuitamente alla Newsletter di questo Blog ti invierò una mail per comunicarti la pubblicazione di un nuovo articolo
L'arte di educare
Una volta al giorno, per un minuto
“Credo che dovresti «rimetterti» al Signore, una volta al giorno, per qualche minuto, senza a priori, senza idee. E’ il cammino di Teresa. Consegnarsi a Dio, dieci minuti, per diventare ciò che Egli vuole che sia” (Madeleine Delbrêl).
Una volta al giorno, per qualche minuto. E’ l’ipotesi di una fede vissuta nell’ordinarietà della vita quotidiana. Madeleine Delbrêl (1904-1964), infatti, convertitasi all’età di vent’anni – dopo una giovinezza trascorsa nell’ateismo – inizia una nuova vita donandosi a Dio nella verginità e vivendo il Vangelo nel mondo, nell’ordinarietà del quotidiano.
Si può diventare ciò che Egli vuole che sia se la nostra libertà permette a Dio di entrare nella vita di tutti i giorni. Non si tratta di una ipotesi psicologica costruita nella nostra mente, quasi a volersi sforzare di ritenere Dio presente. Egli è con noi, è una presenza reale capace di accompagnare i nostri pensieri e di orientare i desideri del cuore verso la verità del suo amore.
E’ un cammino che prima o poi bisogna iniziare a percorrere.
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Qualcuno da incontrare
“Per la prima volta ho incontrato qualcuno che cerca le persone e che vede oltre. […] Non vediamo mai al di là delle nostre certezze e, cosa ancora più grave, abbiamo rinunciato all’incontro, non facciamo che incontrare noi stessi in questi specchi perenni senza nemmeno riconoscerci. […] Io invece supplico il destino di darmi la possibilità di vedere al di là di me stessa e di incontrare qualcuno” (Muriel Barbery).
Ricavo questa interessante citazione dal libro di Muriel Barbery “L’eleganza del riccio”; una lettura che mi ha fatto compagnia durante una lunga attesa in aeroporto.
E’ proprio vero ciò che scrive la Barbery: Noi non vediamo mai al di là delle nostre certezze; non siamo più abituati ad incontrare l’altro e a riconoscere in lui il nostro analogo desiderio di felicità, o se vogliamo spingerci oltre il desiderio d’infinito che c’è in ogni uomo.
Bisogna guardare e cercare oltre, superando quel muro che spesso sbarra la strada ai nostri legami e all’opportunità di incontrare nell’umanità e nel volto dell’altro il sorriso e la gioia dell’esistenza. Il cristiano non ha un destino a cui consegnare il proprio appello ma la prospettiva della Grazia che egli può sempre invocare, perché nel disegno di Dio Qualcuno (per esempio Cristo!) possa davvero incontrarlo!
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“Il cristiano è una luce che brilla nelle tenebre, il sale della vita per il mondo che non ha sapore, la speranza in mezzo a un’umanità che ha perso la speranza” (F.X. Nguyen Van Thuan). Con un pezzetto di matita e alcuni fogli di calendario l’arcivescovo di Saigon, F.X. Van Thuan, consegnava ogni mattina ad un bambino un piccolo foglietto, contenente un breve messaggio. Il bambino, ricevuto il foglietto, ritornava nel suo villaggio e lo ricopiava nei fogli di un quaderno. Tutta la Diocesi di Saigon poteva, così, ascoltare le parole di speranza e di incoraggiamento che mons. Van Thuan dettava dal carcere vietnamita, dove rimase imprigionato (dal 1975, perché cattolico!) per 13 anni, nove dei quali in isolamento! La citazione che abbiamo riportato prima è tratta da uno di quei preziosissimi foglietti scritti dall’arcivescovo di Saigon. E’ un invito alla speranza, in un mondo che “anche oggi” ne ha dimenticato il valore; ma c’è anche una valorizzazione dell’identità cristiana: Il cristiano è una luce che brilla nelle tenebre, il sale della vita… Se il mondo ha perduto la Speranza, il cristiano – colui che nell’etimologia della parola stessa appartiene a Dio – può ritornare ad annunciarla. La testimonianza di mons. Van Thuan è assolutamente evidente. Non sarà certamente la minaccia di rimuovere i crocifissi dai luoghi pubblici a scoraggiarci… quella Croce il cristiano la porta dentro e nessuno potrà strappargliela davvero!
Con un pezzetto di matita e alcuni fogli di calendario...
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La paura per il crocifisso!
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Fate quello che vi dirà
“Allora, come ai giorni della mia prima infanzia, esclamai: «Dio mio, scelgo tutto. Non voglio essere una santa a metà, non ho paura di soffrire per Voi, temo una cosa sola, cioè di conservare la mia volontà: prendetela, perché scelgo tutto quello che Voi volete...»” (Teresa di Gesù Bambino – Manoscritto A, 37).
In quel “tutto” scelto dalla giovane Teresa di G.B. c’è un importantissima e fiduciosa adesione alla volontà di Dio (scelgo tutto quello che Voi volete). Teresa teme di conservare la propria volontà, e per questo motivo farà di tutto per discostarsene: “Le mie mortificazioni consistevano nel rompere la mia volontà, sempre pronta a imporsi, nel trattenere una battuta di risposta, nel rendere servizietti senza farli valere, nel privarmi di appoggiare il dorso quand'ero seduta, ecc. ecc.”
Tutt’altro che umiliazione, l’obbedienza è dunque un progetto di vita che consente all’uomo di riconoscere il disegno della volontà di Dio, diventando così la sua più autentica e più grande aspirazione.
(Dalle nozze di Cana) “La madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà»” (Gv 2, 5)
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Davvero belle le parole del Pontefice, dettate nel corso dell’Angelus domenicale di oggi, Solennità di Tutti i Santi, in una sempre più gremita Piazza San Pietro. Riporto qui i passaggi finali del discorso di Papa Ratzinger che ci aiuteranno certamente a vivere bene la Commemorazione dei Fedeli Defunti del 2 novembre.
Mentre dunque facciamo visita ai cimiteri, ricordiamoci che lì, nelle tombe, riposano solo le spoglie mortali dei nostri cari in attesa della risurrezione finale. Le loro anime – come dice la Scrittura – già "sono nelle mani di Dio" (Sap 3,1).
Pertanto, il modo più proprio ed efficace di onorarli è pregare per loro, offrendo atti di fede, di speranza e di carità. In unione al Sacrificio eucaristico, possiamo intercedere per la loro salvezza eterna, e sperimentare la più profonda comunione, in attesa di ritrovarci insieme, a godere per sempre dell’Amore che ci ha creati e redenti.
Cari amici, quanto è bella e consolante la comunione dei santi! E’ una realtà che infonde una dimensione diversa a tutta la nostra vita. Non siamo mai soli!
Facciamo parte di una "compagnia" spirituale in cui regna una profonda solidarietà: il bene di ciascuno va a vantaggio di tutti e, viceversa, la felicità comune si irradia sui singoli. E’ un mistero che, in qualche misura, possiamo già sperimentare in questo mondo, nella famiglia, nell’amicizia, specialmente nella comunità spirituale della Chiesa. Ci aiuti Maria Santissima a camminare spediti sulla via della santità, e si mostri Madre di misericordia per le anime dei defunti.
Benedetto XVI
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